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Studi Cognitivi: Scuola di Terapia Cognitiva - Milano

Studi Cognitivi
Scuola di Terapia Cognitiva

DIREZIONE
Milano: Ripa di Porta Ticinese, 77 - tel 02.40134100
Ascoli Piceno (San Benedetto del Tronto): Via dell'Olmo, 1 - tel 02.40134100
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Intervista alla Prof.ssa Sandra Sassaroli: formare Psicoterapeuti oggi, tra scienza, clinica e crescita personale

Intervista alla Prof.ssa Sandra Sassaroli: formare Psicoterapeuti oggi, tra scienza, clinica e crescita personale
di Redazione

Prof.ssa Sandra Sassaroli
Medico chirurgo e Psichiatra, è specializzata in Psicoterapia cognitivo-comportamentale.
Ha operato nei servizi pubblici e ha svolto una lunga attività accademica anche in ambito internazionale.
Nel 2014 ha aperto a Milano la sede italiana della Sigmund Freud University, di cui è oggi Direttrice di sede.
È tra le figure di riferimento della CBT in Italia e nel 2019 ha co-fondato l'associazione nazionale CBT-Italia, di cui è oggi Presidente.
Dal 2001 dirige la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia cognitivo-comportamentale Studi Cognitivi.
Nel 2021 ha fondato inTHERAPY, rete nazionale di terapeuti CBT orientata a percorsi di Psicoterapia basati su un approccio che unisce rigore scientifico e attenzione alla persona.

Intervista alla Prof.ssa Sandra Sassaroli: formare Psicoterapeuti oggi, tra scienza, clinica e crescita personale

1) Buongiorno Prof.ssa Sassaroli, veniamo alla prima domanda: guardando al futuro, come immagina che la formazione in Psicoterapia debba evolvere per rispondere alle nuove esigenze cliniche e sociali?
Credo che la formazione in Psicoterapia debba diventare sempre più integrata, flessibile ed evidence-based.
Vorrei che fosse chiaro il fatto che flessibile ed evidence-based non è una contraddizione ma rappresenta il modo clinico eccellente di fornire terapie efficaci.
Le richieste cliniche oggi sono complesse, spesso legate a quadri misti, a vulnerabilità diffuse, a cambiamenti sociali e culturali rapidi.
Per questo è fondamentale formare Psicoterapeuti capaci di applicare protocolli in un quadro informato di funzionamento del caso clinico.
Occorrono solide basi teoriche, ma anche apertura verso nuovi modelli, nuove tecnologie e nuove forme di intervento, mantenendo sempre un forte ancoraggio alla ricerca empirica.
La formazione, a mio avviso, deve "nutrire" la curiosità e la capacità critica degli allievi, perché solo una mente curiosa può davvero comprendere il paziente.
2) Quanto conta per lei la supervisione clinica durante la formazione, e che ruolo gioca nella crescita del futuro terapeuta?
La supervisione è uno dei pilastri della nostra Scuola. Non è solo uno spazio tecnico, ma un luogo di crescita professionale e personale.
Attraverso la supervisione l'allievo impara a formulare il caso, a leggere le difficoltà dell'alleanza, a interrogarsi su come il proprio funzionamento possa avere una ricaduta sulle proprie scelte cliniche. È uno spazio protetto in cui si può sbagliare, riflettere e migliorare.
Nella nostra Scuola la supervisione accompagna l'allievo lungo tutti i quattro anni, perché diventare terapeuti significa anche sviluppare consapevolezza delle proprie vulnerabilità e risorse, integrandole nel lavoro clinico.
3) In che misura la partecipazione alla ricerca empirica influisce sulla qualità della formazione e sulla pratica terapeutica?
Influisce in modo decisivo. La partecipazione alla ricerca aiuta gli allievi a sviluppare una mentalità scientifica, che è essenziale per una buona pratica clinica.
Fare ricerca significa imparare a porsi domande, a verificare le ipotesi, a confrontarsi con i dati e con i limiti delle proprie convinzioni. Questo atteggiamento si riflette direttamente nella stanza di terapia: rende il terapeuta più attento, più flessibile e meno dogmatico, meno affezionato alle proprie teorie.
Se vogliamo offrire ai pazienti interventi realmente efficaci e responsabili, la conoscenza delle ricerche e di come cambiano il quadro interpretativo dei fenomeni psicologici non può essere separata dalla clinica; n'è un'estensione naturale. Faccio un esempio: è recente la pubblicazione di un nostro articolo che dimostra per primo che c'è un aspetto metacognitivo che influenza non solo il pensiero ripetitivo ma anche la gestione delle emozioni.
4) In che modo la Scuola aiuta gli allievi a sviluppare una visione critica e scientifica della Psicoterapia?
Lo facciamo, innanzitutto, evitando una trasmissione personalistica del sapere. I modelli che insegniamo partono sempre da una base di evidenze empiriche, si basano su procedure condivise ed è vivo un confronto continuo con la letteratura internazionale.
Inoltre, stimoliamo il pensiero critico attraverso il lavoro sui casi, le esperienze pratiche guidate, la supervisione e il coinvolgimento diretto nei gruppi di ricerca.
L'obiettivo non è formare terapeuti che "ripetano" un modello, ma professionisti capaci di comprenderlo, metterlo in discussione e utilizzarlo in modo consapevole e responsabile in relazione al proprio funzionamento personale.
5) Se dovesse identificare cos'è che rende unica nel panorama italiano la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia cognitivo-comportamentale di Studi Cognitivi, cosa evidenzierebbe?
Direi l'integrazione profonda tra clinica, ricerca e formazione, unita a una forte attenzione all'allievo.
I nostri didatti sono clinici che praticano ciò che insegnano, e questo garantisce una formazione concreta e aderente alla realtà professionale. Inoltre, la Scuola è parte di un sistema più ampio che comprende ricerca, cliniche, collaborazioni internazionali e innovazione tecnologica.
Tutto questo permette agli allievi di sentirsi parte di una comunità scientifica e clinica viva, in continuo dialogo con il contesto nazionale e internazionale.
6) Quanto conta, in una Scuola di Psicoterapia, l'equilibrio tra formazione tecnica e sviluppo della persona, e come può essere concretamente sostenuto?
Conta moltissimo. Un terapeuta non è solo un insieme di competenze tecniche: è una persona che entra in relazione con altre persone.
La tecnica è fondamentale, ma senza consapevolezza personale rischia di diventare rigida o difensiva. Per questo nella nostra Scuola lo sviluppo personale è integrato nel percorso formativo attraverso supervisione, momenti di riflessione individuale e lavoro esperienziale.
Sostenere questo equilibrio significa aiutare l'allievo a conoscersi, le proprie reazioni emotive, i propri schemi, così da poter essere uno strumento terapeutico più efficace, autentico e flessibile.
Vorrei poi spendere una parola sull'attenzione che poniamo all'organizzazione della nostra didattica e al monitoraggio costante delle lezioni sia teoriche che esperienziali che tecniche.
Intervista realizzata dalla
Redazione del Centro HT


Studi Cognitivi: Scuola di Terapia Cognitiva
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