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Intervista al Prof. Filippo Petruccelli: gli strumenti della Psicoterapia Breve Strategica

Intervista al Prof. Filippo Petruccelli: gli strumenti della Psicoterapia Breve Strategica
L'importanza della comunicazione con il paziente e con le altre professionalità
di Redazione

Prof. Filippo Petruccelli
Psicologo Psicoterapeuta co-Direttore dell'Istituto per lo Studio delle Psicoterapie - ISP - Scuola di specializzazione in psicoterapie brevi ad approccio strategico; Professore Associato di Psicologia dello Sviluppo e dell'educazione presso il Dipartimento di Scienze umane, sociali e della salute dell'Università degli Studi di Cassino e del Lazio meridionale.

Intervista al Prof. Filippo Petruccelli: gli strumenti della Psicoterapia Breve Strategica

1) La Scuola da Lei diretta ha una lunga storia, nel 2018 ricorrerà il ventennale del riconoscimento ministeriale ma l'Istituto è attivo da oltre un trentennio, cosa consente e sostiene tale longevità?
L'Istituto ha al suo interno un organigramma di figure stabili e funzionali, professionisti che collaborano con noi da anni e che insieme a me ed alla Dott.ssa Valeria Verrastro (Direttore dell'ISP) si impegnano affinché siano rispettati i criteri di serietà, professionalità e interesse culturale che contraddistinguono l'Istituto da anni all'interno della comunità psicologica.
Allo stesso tempo, ad inizio anno ci prefiggiamo degli obiettivi di performance che scaturiscono da un'analisi attenta e oggettiva della situazione interna, dei risultati conseguiti e dei miglioramenti futuri, nonché dell'ambiente esterno e delle richieste degli utenti e delle parti interessate.
Abbiamo quindi adattato un modello gestionale, tipico di realtà industriali, allo specifico campo della psicologia e, non per presunzione, è stata una scelta vincente.
Le frequenti riunioni di staff, la comunicazione interna e l'impegno al miglioramento continuo sono ingredienti essenziali del nostro successo in tal senso.
Infine, ma non meno importante, la longevità è frutto soprattutto della collaborazione, della costanza e dell'affidabilità degli allievi che frequentano l'Istituto e che partecipano attivamente allo svolgimento di tutte le ricerche e di tutte le attività promosse.
Un lavoro d'equipe puntuale, preciso e che si rinnova continuamente proprio grazie all'innovazione ed alla creatività di tutti i collaboratori.
2) Qual è lo scopo della diagnosi e come è concepito il sintomo all'interno del modello che ISP insegna?
Il concetto di "diagnosi" in psicoterapia strategica è molto diverso da quello degli altri approcci: possiamo definirla una diagnosi operativa cioè concreta, pratica ed attiva.
L'interesse del terapeuta stratega è comprendere i meccanismi del problema riportato dal paziente, in che modo incide sulla sua vita e soprattutto come si alimenta e si mantiene attivo nel "qui e ora".
È una procedura quindi in contrasto con la diagnosi descrittiva (da DSM per esempio) che impone l'individuazione dei sintomi e poi la scelta della categoria del disturbo in cui inserirli.
La diagnosi strategica è parte integrante del trattamento poiché permette di ottenere informazioni importanti sul funzionamento del "sintomo" e successivamente sulla modalità con la quale aiutare il paziente a risolvere la difficoltà ed individuare i relativi obiettivi di trattamento.
Il "sintomo" diventa quindi un alleato per il terapeuta strategico: ci si avvicina a lui, lo si osserva, lo si analizza per individuare i suoi punti deboli e poi si attacca!
L'obiettivo è infatti quello di sbloccare i meccanismi disfunzionali ed interrompere le tentate soluzioni "casalinghe" che finora non hanno aiutato il paziente ma, anzi, hanno peggiorato la situazione.
3) Quale è l'aspetto più caratterizzante nel rapporto terapeuta paziente che l'allievo può apprendere durante la formazione?
Nel parlare del rapporto terapeuta-paziente non posso non citare Erickson, uno degli autori di riferimento dell'approccio strategico.
La particolarità di questo Autore è il considerare parte del cambiamento non solo i processi interni del paziente ma soprattutto il processo interpersonale che si instaura col terapeuta.
È una vera e propria "esperienza di collaborazione" che si costruisce e modifica nel qui ed ora della seduta, all'interno della combinazione particolarissima tra la personalità del terapeuta e del paziente. Per tali motivazioni non può sottostare quindi a schemi rigidi e stereotipati.
Le risorse del paziente si utilizzano, come il sintomo, al fine di raggiungere l'obiettivo del cambiamento cioè la ristrutturazione dell'esperienza e del suo comportamento.
L'aspetto innovativo dell'approccio ericksoniano risiede nel considerare il terapeuta, in questo processo, come esclusivo strumento comunicativo: egli struttura una comunicazione persuasiva, a tratti ipnotica, che gli consente di ottenere la massima collaborazione da parte del soggetto.
Con questo concetto Erickson si avvicina molto alla teoria della comunicazione della Scuola di Palo Alto, secondo la quale ogni relazione viene definita dal tipo di comunicazione che si instaura tra gli interlocutori.
Potrei quindi concludere dicendo che l'aspetto comunicativo è l'elemento più importante nella relazione terapeuta-paziente.
4) ISP è anche centro di ricerca scientifica, tra gli ambiti particolare attenzione è dedicata alle dipendenze, quali sono gli aspetti su cui verte l'attività di ricerca in tale ambito?
Le dipendenze sono state sin da subito un settore d'interesse e particolare approfondimento tra le attività portate avanti dall'ISP tanto da creare, al nostro interno, il "Centro per lo studio e il trattamento delle dipendenze affettive e sessuali".
All'interno del Centro è presente uno staff di professionisti, aggiornato periodicamente e preparato proprio in questo tipo di New Addiction.
La conoscenza specifica di questo settore è raggiunta attraverso una formazione specifica, a titolarità ISP, e la partecipazione a gruppi di supervisione su casi clinici: attività che ci permettono di preparare i collaboratori da inserire poi nelle ricerche.
Tale percorso è indispensabile affinché il nostro team sia in grado successivamente di seguire, con il giusto approccio, l'utenza che richiede il nostro intervento.
La ricerca che svolgiamo in quest'ambito si basa soprattutto sui dati raccolti sul campo, sui casi clinici affrontati, sulle informazioni che emergono dalle numerose richieste che ci pervengono attraverso i social network (su cui siamo presenti giornalmente) ma anche tutti gli altri canali più usuali di comunicazione: telefono, primo colloquio, email...
Le attività di ricerca quindi prendono in considerazione i dati emersi da un percorso a fasi organizzato attraverso diverse strategie, cucite ad hoc sulle necessità e le caratteristiche del cliente: dalla prima accoglienza telefonica, all'incontro conoscitivo, alla diagnosi clinica ed al necessario intervento di contenimento emotivo, supporto psicologico e/o ciclo di psicoterapia.
5) In base alla sua esperienza come formatore e come clinico, su cosa deve focalizzarsi la formazione dello psicoterapeuta di domani?
La psicologia, proprio per gli argomenti che tratta, è la disciplina che più di tutte risente dei cambiamenti a livello sociale, storico e individuale.
La formazione dello psicoterapeuta del domani deve quindi focalizzarsi su una molteplicità di abilità ma anche su un'ottica elastica, malleabile ed al passo con i tempi, che sappia quindi riconoscere le necessità ed i meccanismi propri di una società in continua evoluzione.
La terapia strategica intrinsecamente è un approccio che ha già insiti degli elementi innovativi che la fanno essere sempre attuale: non fa riferimento ad una teoria specifica ma si focalizza sul paziente e sulla risoluzione dei suoi problemi attraverso un lavoro di apprendimento e consapevolezza.
Per affrontare e curare quindi tutte le psicopatologie del contesto post-moderno, il terapeuta stratega ha la possibilità di utilizzare tecniche specifiche (interviste, storie, assegnazioni di compiti, ecc) scelte ed adattate su misura dell'utenza che ha di fronte.
Anche la psicologia quindi si muove e deve tenere il passo con la realtà così da far incontrare la domanda con l'offerta, anche facendo tesoro ed utilizzando il frutto del progresso: la tecnologia.
Al riguardo mi viene in mente la facilità di comunicare con i pazienti oggi, che fino a qualche anno fa era impensabile: ora si parla di sms, chat, social network... tutti contesti diversi in cui il terapeuta può essere contattato, una nuova fruibilità che lo obbliga quindi ad essere protagonista attivo sempre e ovunque del suo ruolo e di tutte le regole che gli gravitano attorno.
Il terapeuta di domani deve essere sempre pronto a rispondere alle novità mantenendosi sì rigido nel rispetto degli aspetti deontologici ma anche abbastanza flessibile nell'adattarli alle esigenze emergenti.
La psicoterapia strategica permette comunque anche una certa libertà di azione, basti pensare alla mancanza di rigidità del setting che può includere non solo la stanza di terapia ma anche una comunicazione tramite email, una prescrizione via sms oppure una seduta via skype proprio perché l'importanza cruciale risiede principalmente nel rapporto terapeuta-paziente.
Una terapia che risponde alle stesse esigenze di etica e deontologia professionale ma che si adatta alle richieste del paziente ed alle necessità di quello specifico momento del percorso.
Per aumentare l'efficacia d'intervento, è necessario quindi evolversi al pari del contesto in cui si opera.
La formazione del terapeuta del domani deve quindi dare gli strumenti e le nozioni base per rispondere con tanta flessibilità ed apertura mentale al progresso tecnologico ma anche ai cambiamenti dell'utenza.
L'avvento di internet ha permesso infatti una più ampia diffusione di informazioni a livello mondiale e di contro un'aumentata consapevolezza dell'utenza che ora sa ancora meglio cosa cerca e cosa aspettarsi dal professionista che sceglie.
Ed infine anche qui la psicoterapia strategica si mostra nuovamente innovativa ed attuale: il paziente è considerato il protagonista del suo percorso, è lui che detta i tempi e che evidenzia i risultati raggiunti. È quindi partecipe del suo processo di cambiamento e promotore attivo del proprio benessere psicologico.
Mai come ora quindi la scelta di diventare psicoterapeuta strategico risulta essere contingente e moderna in risposta alle esigenze della società contemporanea e dell'utenza in continua evoluzione.
6) Concludendo Professore, nel suo percorso professionale in ambito clinico, ha senz'altro incontrato aspetti più affascinanti e altri potenzialmente critici. Ce n'è uno in particolare che oggi "mette a disposizione" dei suoi allievi condividendolo?
L'aspetto più affascinante, ma al contempo critico, che ho riscontrato più volte nella mia pratica clinica è rappresentato dal lavorare con pazienti con gravi casi di psicopatologia.
Spesso l'unica possibilità di miglioramento è legata al trattamento medico e quindi ad un invio, altre volte la scelta vincente è improntare un lavoro parallelo di equipe psicologo-psichiatra.
Tale aspetto apre un mondo di riflessioni circa i confini metodologici, culturali e professionali dello psicologo e la necessità di una rete di contatti multidisciplinari, in questo caso inerenti al contesto medico, ma spesso anche collegati all'assistenza sociale, alla logopedia, all'educazione in senso lato, al settore legale...
Il lavoro in equipe è una pratica che rappresenta un po' la "terra di nessuno": non è inserita nel piano di studi universitari, non è spesso oggetto di tirocinio formativo, né è presente nei programmi di specializzazione.
È un'abitudine, uno stile di pensiero, un approccio da acquisire in un'ottica di miglioramento e aumentato benessere per i nostri potenziali pazienti.
Il confronto con professionisti che transitano in ambiti satelliti rispetto alla psicologia permette l'acquisizione di una maggiore consapevolezza del sé professionale, dei propri limiti e risorse (ma anche a quelli di colleghi e istituzioni) e della successiva capacità di cercare ed accogliere punti di vista, verità, pareri diversi.
Una tale prospettiva permette allo psicoterapeuta di mantenere un atteggiamento flessibile, umile ed aperto ad ipotesi e dubbi.
Non è una cosa facile ma è il miglior biglietto da visita che si possa presentare.
Intervista realizzata dalla
Redazione del Centro HT


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