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FONDAZIONE CECCHINI PACE: Istituto Transculturale per la Salute - Milano

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Intervista a Paolo Inghilleri: Immigrazione, psicoterapia transculturale e qualita' umane
di Redazione


Dott. PAOLO INGHILLERI
Professore Ordinario di Psicologia Sociale, Direttore Dipartimento di Geografia e Scienze Umane dell'Ambiente Universita' degli Studi di Milano.
Membro del Comitato Scientifico del Corso di Specializzazione in Psicoterapia Transculturale.
Laureato in Medicina e Chirurgia; si e' specializzato in Psicologia (indirizzo medico) presso l'Universita' degli Studi di Milano.
E' stato piu' volte visiting scholar e visiting professor presso il Dipartimento di Scienze del Comportamento, Committee on Human Development, dell'Universita' di Chicago.
E' stato consulente scientifico e responsabile di Progetti per la cooperazione con i paesi in via di sviluppo (Ministero degli Affari Esteri italiano o Caritas Internazionale) nel campo della medicina, psicologia, psichiatria e sviluppo comunitario: Nicaragua, Guatemala, Nepal, Somalia.
I suoi interessi di ricerca riguardano la relazione tra biologia, mente e cultura, lo studio dell'esperienza ottimale, la creativita', la psicologia transculturale.
E' autore di 7 libri e di piu' di 70 articoli pubblicati su riviste italiane e internazionali.
Per le recensioni dei volumi internazionali vedi: Sawyer R.K. (2000), Connecting Culture, Psychology and Biology.
Essay Review on Inghilleri's "From Subjective Experience to Cultural Change", Human Development, 43, 1, 00, pp. 56-59); Engelsman F. (2004)
Paolo Inghilleri: From Subjective Experience to Cultural Change, Transcultural Psychiatry, Vol. 41, No.1, 149-150.


Intervista a Paolo Inghilleri

1) Come e quando e' nata l'esigenza della Psicoterapia Transculturale in Italia?
Per rispondere a questa domanda occorre fare una premessa di carattere generale.
L'idea di fondo della psicoterapia transculturale e' che il se' personale si sviluppi in relazione profonda con la cultura in cui la persona si trova a vivere: come ad esempio il tipo di famiglia, i valori civili e religiosi, le tecnologie, i sistemi ideologici, gli oggetti della vita quotidiana e cosi' via.
Tutti questi elementi vanno a formare un nucleo profondo del se' il cui sviluppo puo' in alcuni casi essere messo alla prova, diventare fragile o addirittura rompersi non trovando piu' i legami che l'avevano nutrito e costituito.
Cio' vale per ogni persona in ogni societa' umana , da quelle piu' modernizzate a quelle piu' tradizionali.
Le radici della psicoterapia transculturale sono quindi antiche: si possono ad esempio ritrovare nell'attenzione della psicoanalisi alla famiglia nucleare occidentale o nelle pratiche piu' recenti della psichiatria e della psicoterapia sociale e di comunita'.
E' evidente peraltro che una situazione come quella attuale, di grande frammentazione e contaminazione culturale (pensiamo ai fenomeni di globalizzazione e agli imponenti processi migratori), pone il problema della relazione individuo-cultura e delle sue possibili patologie al centro del dibattito psicoterapeutico contemporaneo.
2) Su quali elementi importanti si basa la Psicoterapia Transculturale?
Come ogni tipo di psicoterapia il punto di partenza e' la formazione personale dello psicoterapeuta.
In questo senso si puo' dire che l'attenzione della P. T. e' quella di evidenziare, nell'ambito dei processi cognitivi ed affettivi personali, anche la componente culturale e le reazioni che eventualmente si instaurano confrontandosi con i vissuti del paziente.
Ad esempio l'analisi transculturale di una situazione transferale o contro transferale sottolinea non solo gli aspetti legati alla storia e alle dinamiche individuali ma anche quelli connessi all'appartenenza a determinati gruppi, all'adesione a specifici sistemi di valori o ideologici e cosi' via.
In termini piu' cognitivi la formazione del terapeuta prevede un ampio spettro disciplinare: dalla psichiatria all'etnografia, dalla sociologia alle principali tecniche psicoterapeutiche, dalla geofilosofia all'antropologia medica.
Dal punto di vista della tecnica psicoterapeutica il punto centrale e' la ricostruzione di adeguati rapporti tra i nuclei identitari e la cultura in cui si vive.
Il terapeuta deve tenere in considerazione che si e' di fronte ad un sistema complesso: da un lato l'inevitabile complessita' del se' che non puo' piu' essere visto in modo unitario ma che deve essere considerato come multiplo e sfaccettato; dall'altro la cultura non puo' essere a sua volta considerata in termini statici ma deve essere vista come un'entita' in continua modificazione ed evoluzione.
3) Vi sono problemi di identificazione culturale nella relazione terapeutica?
Da quanto detto appare evidente che le radici culturali del terapeuta e del paziente sono un elemento significativo nell'instaurarsi di una relazione clinica.
Facciamo un esempio: e' da tempo noto che l'appartenenza di genere puo' costituire un nucleo importante della relazione clinica.
Per la psicoterapia transculturale e' in un certo senso come se cio' che vale per l'identita' di genere venisse amplificato in tutti gli ambiti delle nostre appartenenze: i ruoli, i valori, gli stili di vita, le ideologie.
Pensiamo al caso di un terapeuta di radici borghesi cittadine e un paziente di origine contadina, una psicoterapeuta italiana e un paziente islamico e cosi' via.
Una linea terapeutica di fondo e' costituita peraltro dal fatto che, di fronte alle innumerevoli diversita' individuali e culturali, vi sono dei processi universali che possono fare da ponte nella relazione.
La psicoterapia trasnculturale pone ad esempio particolare attenzione alla fenomenologia dell'esperienza e soprattutto dell'esperienza ottimale.
Il sentimento di integrita' del se', il vissuto di una vita dotata di senso sono universali disponibili per ogni individuo, per il terapeuta e per il paziente e si possono realizzare nelle piu' diverse condizioni culturali.
4) In che modo la Psicoterapia Transculturale tiene in considerazione la "costruzione culturale del se'"?
La costruzione culturale del se', che come si e' visto, rappresenta il nucleo centrale di questa impostazione terapeutica, si sviluppa fin dalle primissime fasi della vita e continua per tutto l'arco dell'esistenza.
In questo senso sottolineamo l'importanza della cosiddetta cultura "extra-somatica", vale a dire gli artefatti, la memoria storica e culturale, cioe' tutti i sistemi di informazione, dalla famiglia alle istituzioni, dai sistemi religiosi a quelli artistici, depositati fuori dal soma e dalla psiche individuali.
Essi rappresentano la fonte dell'apprendimento cognitivo e dello sviluppo affettivo dell'individuo.
La cultura extra-somatica dei gruppi familiari e di socializzazione deve essere percio' ricca e continuamente a disposizione del bambino, dell'adolescente e dell'adulto.
Altro punto centrale e' che i processi psichici individuali devono essere intesi in senso costruttivistico, cioe' capaci di sviluppare nuove informazione psichica e di autodeterminarsi a partire da un adeguato contatto con la matrice culturale.
5) A quali autori di riferimento si rifa' la vostra Scuola di Psicoterapia?
Un primo gruppo di autori e' rappresentato dal cosidetto movimento "cultura e personalita'" nato negli USA negli anni '40 dall'iniziativa di importanti psicoanalisti e antropologi che si riunirono attorno a A. Kardiner.
La psicoanalisi ha dato il suo contributo nello sviluppare una sensibilita' culturale anche attraverso gli studi di Geza Roheim.
Ma e' solo con l'originale e innovativa elaborazione teorica e clinica di George Devereux che l'approccio psicodinamico trova una specifica configurazione transculturale.
E da li' che si sviluppa un pensiero piu' contemporaneo di autori come Tobie Nathan, che trovano peraltro il loro peculiare campo d'azione nella situazione francese.
La psicoterapia transculturale ha solide basi in un secondo filone, cioe' nella tradizione e nel sapere psicoterapeutico della cosiddetta Psichiatria italiana di territorio, nel pensiero di autori come Franco Basaglia e L. Frighi.
A partire da questo approccio si sviluppa una specifica prassi legata anche alle culture non italiane che si manifesta per molti anni nella pratica clinica nei paesi del sud del mondo, di cui Rosalba Terranova-Cecchini e' stata precursore ed innovativo operatore.
Un terzo gruppo di autori di riferimento e' rappresentato dai teorici e dai clinici che potremmo definire della fenomenologia e dell'esperienza: da Ernesto Borgna agli psicologi dell'Universita' di Chicago (M. Csikszentmihalyi), al gruppo dell'Universita' degli Studi di Milano ed in particolare dell'Istituto di Psicologia della Facolta' medica.
6) Con i fenomeni immigratori presenti in Italia, come si prefigura lo psicoterapeuta transculturale?
E' evidente che oggi le competenze transculturali e una specifica preparazione psicoterapeutica transculturale rappresentano un requisito altamente richiesto dai servizi specialistici che sempre piu' si trovano a prendere in carico utenti stranieri.
Sul medio-lungo periodo questa tendenza aumentera' ed e' possibile ipotizzare che anche in termini di pratica privata si creera' un bisogno di questo tipo.
D'altro canto, un'attitudine che sottolinei anche aspetti sociali e culturali nell'analisi dell'insorgenza della patologia e della pratica clinica e' fondamentale per aumentare efficacia e complessita' terapeutica in contrapposizione ad approcci di tipo puramente individualistico o addirittura biologizzanti.
7) Quali sono le principali qualita' umane che voi cercate di sviluppare negli studenti della vostra scuola?
Partendo dal presupposto che una formazione di tipo tecnico e che segua specifici itinerari metodologici e' fondamentale, e' altresi' vero che le specifiche qualita' personali del terapeuta sono importanti.
In questo senso la scuola si prefigge di aiutare lo specializzando a sviluppare una sua sensibilita' culturale, un'apertura mentale, la conoscenza dei propri atteggiamenti e anche dei propri pregiudizi.
La curiosita', una sorta di nomadismo intellettuale, il rispetto per le conoscenze scientifiche consolidate e, d'altro canto, la possibilita' di considerare come sistemi esperti, validi e in un certo senso scientifici anche quelli propri delle culture non occidentali sono altre qualita' il cui sviluppo viene favorito e sollecitato.

Intervista realizzata dalla
Redazione del Centro HT


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