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Nuove Artiterapie: La Mediazione Artistica nella Relazione d'Aiuto - Roma

Nuove Artiterapie
La Mediazione Artistica nella Relazione d'Aiuto

DIREZIONE
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Bologna: tel/fax 06.3725626
www.nuoveartiterapie.net

Arteterapia e sostegno alla didattica: esperienza in un liceo di Roma
di Silvia Adiutori e Vincenzo Chiodo


Silvia Adiutori (Psicologa scolastica, Psicoterapeuta, Arteterapeuta)
Vincenzo Chiodo (Docente di Storia e Filosofia)

Premessa
Questo progetto nasce dall'idea di offrire agli studenti uno spazio esperienziale in cui, attraverso la mediazione artistica, poter approfondire alcuni argomenti didattici che avevano suscitato, durante la spiegazione, particolare interesse e ritenuti significativi per l'apprendimento della materia, in questo caso della filosofia. La realizzazione di questa idea e' stata possibile presso il liceo "Maria Montessori" di Roma che ha finanziato piu' cicli di incontri annuali (negli anni 2006, 2007 e 2008) che si sono svolti in orario extrascolastico e che hanno visto la stretta collaborazione tra l'Arteterapeuta (la sottoscritta) e il docente di filosofia della scuola (il professor Vincenzo Chiodo). Alla base di questa collaborazione c'e' l'idea di proporre agli studenti spazi alternativi alla didattica classica, sia di approfondimento teorico su specifici punti chiave di alcuni concetti filosofici, sia di "esperienza" personale, attraverso il mediatore artistico, che in qualche modo potesse aiutarli ad entrare in contatto in modo piu' emotivo e personale con la materia filosofia, spesso avvertita dagli studenti come prettamente teorica e lontana dalla vita quotidiana. L'idea della necessita' di poter offrire delle esperienze di arteterapia come momento esperienziale che approfondisse la didattica, nasce da una riflessione piu' generale sulla modalita' di insegnamento e sulla possibilita' di migliorarla a vantaggio degli studenti, affinche' essa possa diventare un punto cardine per creare una maggiore affezione alla scuola, strumento necessario alla prevenzione del disagio scolastico.
A questo proposito, e' necessario specificare meglio quello che si intende per disagio scolastico, riprendendo Mancini e Gabrielli (1998 - in "Narrazione creativa e disagio scolastico" di Rossi INformazione Psicologia Psicoterapia Psichiatria, 2000) che lo definiscono come:

"uno stato emotivo, non correlato significativamente a disturbi di tipo psicopatologico, linguistici o di ritardo cognitivo, che si manifesta attraverso un insieme di comportamenti disfunzionali (scarsa partecipazione, disattenzione, comportamenti prevalenti di rifiuto e di disturbo, cattivo rapporto con i compagni, ma anche assoluta carenza di spirito critico), che non permettono al soggetto di vivere adeguatamente le attivita' di classe e di apprendere con successo, utilizzando il massimo delle proprie capacita' cognitive, affettive e relazionali."

Ancora con Rossi:

"Il disagio scolastico, avvertito dallo studente, e' sempre il risultato dell'interazione di piu' fattori sia individuali che ambientali che combinandosi tra loro determinano una grande varieta' di situazioni problematiche che lo espongono al rischio di insuccesso e di disaffezione alla scuola.
A partire da queste considerazioni analizziamo i fattori interagenti che contribuiscono a determinare il disagio scolastico che sono essenzialmente: le caratteristiche dell'alunno (cognitive, affettive, comportamentali, sociali e culturali) e le caratteristiche dell'ambiente scolastico (didattiche, organizzative, socio-relazionali, ecc...).
La nostra definizione focalizza quindi l'attenzione su un punto nodale: il disagio e' sempre il risultato dell'interazione tra variabili relative al soggetto (l'alunno) e variabili relative al contesto in cui il soggetto e' inserito (la scuola)
."

In base a questa relazione stabilita che e' alla base del disagio scolastico, ci e' sembrato interessante proporre uno spazio che lavorasse su entrambi gli aspetti: sull'alunno e sui fattori individuali oltre che su alcune variabili strutturali che insieme intervengono nella determinazione del disagio.
Con l'arteterapia ci siamo occupati dell'area individuale degli alunni partecipanti, focalizzandoci su aspetti come:
  • mancanza di motivazione al successo scolastico
  • eventuale difficolta' di socializzazione e pericolo di isolamento
  • incapacita' di esprimere i propri bisogni
  • carenze emotivo-affettive che rendono l'apprendimento e la relazione con il professore distante dal mondo personale
  • esperienze che migliorassero l'autostima, l'empowerment, la capacita' di riconoscere i propri bisogni e di fare richieste con essi congruenti
  • capacita' di relazionarsi con i pari e con l'educatore in modo sereno e costruttivo.
La parte teorica e piu' specificamente didattica, che fa parte delle caratteristiche intrinseche dell'istituzione scolastica che entrano in gioco nello sviluppo del disagio, ha invece cercato di sviluppare nell'atteggiamento, nel metodo e nella modalita' di coinvolgimento degli alunni uno spirito di dialogo e scambio, stimolando il dibattito e la riflessione.
Un ulteriore approfondimento della riflessione sulle possibilita' di integrazione tra il lavoro didattico e l'esperienza arteterapeutica, si puo' trovare nell'intervista di Silvio Mottarella a Jader Tolja, autore del libro "Pensare con il corpo", in cui l'autore sostiene che:

"Uno dei problemi principali e' che quante piu' informazioni vengono date, che non sono verificabili esperienzialmente, tanto piu' si crea confusione in chi si trova in un processo di apprendimento.
E' lo sbilanciamento tra la quantita' di teoria effettivamente verificabile e l'esperienza di verifica o di supporto alla teoria che puoi realmente fare
".

Per Tolja, l'insegnamento deve produrre empowerment (parola che indica la fiducia nei propri mezzi, nelle proprie capacita') cioe' portare le persone a scoprire i propri mezzi e ad averne confidenza, ed individua come punto di forza di un modello didattico di questo tipo il processo che sviluppa nell'alunno responsabilita' e consapevolezza. Tolja propone, per quanto riguarda l'insegnamento, che il maestro abbracci un'ottica legata allo svelamento delle risorse e non all'illusione di avere il potere di costruire qualcosa; l'insegnante dovrebbe soprattutto trasmettere agli alunni la capacita' di riconoscere e sfruttare al meglio le proprie risorse, "far rievocare" e non "far acquisire" competenze.
Nel lavoro svolto e' stata quindi di fondamentale importanza, la vera chiave di svolta, la collaborazione in ogni fase del progetto tra il polo didattico e istituzionale e quello mirato alla relazione d'aiuto. Questa stretta collaborazione, l'intrecciarsi delle professionalita' ha comunicato un messaggio preciso, al di la' dello specifico contenuto del programma di lavoro svolto e dei temi affrontati, che e' quello del ritenere l'insegnamento, come sottolinea Tolja nel suo libro, un facilitatore, un mezzo e non un fine, per scoprire le proprie risorse e le proprie qualita', conoscere il proprio mondo corporeo, emotivo e relazionale. L'insegnamento, in questo senso, e' (o almeno dovrebbe essere) una possibilita' per il professore e per l'alunno di scoprire in modo reciproco qualcosa di nuovo che ha a che fare con il miglioramento generale delle proprie condizioni di vita. Nello specifico, il lavoro si e' svolto in tre fasi che vediamo di seguito.
1ª Fase: Scelta del tema di lavoro
Nel modulo didattico gia' svolto in classe, il prof. Chiodo aveva compreso argomenti legati alla fenomenologia e al tema della percezione, dell'arte, del corpo, dell'immagine e del pensiero. Questi argomenti sono stati scelti come tema dei seminari di approfondimento sia perche' avevano suscitato un particolare interesse negli studenti, sia perche' difficilmente trovano spazio nel programma delle ore curriculari. In particolare ci e' sembrato importante applicare l'ambito filosofico alla riflessione su temi contemporanei vicini al mondo dei giovani, stimolando il confronto e il dialogo educativo.
Il seminario ha avuto quindi come obiettivo quello di:
  • esplorare alcune delle posizioni piu' significative della filosofia, dell'arte e della letteratura riguardanti l'immagine;
  • proporre, nel contesto educativo scolastico, l'utilizzo attivo e consapevole delle immagini contrariamente alla passivita' proposta dai media;
  • trovare una modalita' artistica narrativa e critica per lavorare sulla propria immagine corporea e definire la propria identita';
  • ridurre il rischio di disagio e dispersione scolastica, promuovendo comportamenti relazionali positivi attraverso l'incontro con l'altro e la sua storia.
Il tema allora dei cicli dei seminari si e' andato via via definendo come piu' specifico, sul corpo e l'immagine e sulle modalita' di rappresentazione e auto rappresentazione come modello comunicativo del se'.
Siamo partiti quindi dalla riflessione di come la nostra esistenza stia diventando sempre meno "incarnata" e sempre piu' "virtuale", producendo uno stato di narcosi creativa e corporea che genera un malessere che oggi sembra tipico delle fasce giovanili, che e' quello di un atteggiamento apatico e distante, in cui il corpo diventa "senza peso" cosi' come la percezione di poter essere incisivi nella propria vita e nelle relazioni.
L'obiettivo dell'approfondimento teorico e dell'esperienza a mediazione artistica con la foto digitale e' quindi quella di recuperare una "verita' corporea" che renda il nostro agire radicato nel sentire consapevole.
2ª Fase: Approfondimento teorico
L'aspetto teorico dei seminari e' partito sicuramente dall'ambito filosofico per abbracciare anche alcuni autori e approfondimenti provenienti dal campo dell'arte contemporanea, utilizzando soprattutto alcune significative immagini in cui l'invisibile concetto astratto trattato poteva diventare leggibile nelle immagini proposte.
Il seminario titolato provocatoriamente "il corpo-filosofico", che attraverso il trattino mette in relazione diretta il corpo e il filosofico, prende le mosse dalla determinazione dell'anima e del corpo che va dall'antica Grecia, in particolare dai poemi omerici alla filosofia di Platone e Aristotele, includendo la svolta cristiana, alla filosofia di Spinoza e Nietzsche, fino alle piu' recenti filosofie contemporanee, con immersioni in alcune prospettive dell'antropologia e dell'arte contemporanea.
Il punto focale del seminario e' la contrapposizione di due "correnti"; l'una di matrice platonico-cristiana che tende a misconoscere e addirittura mortificare il corpo e le sue ragioni, l'altra che prende spunto da Spinoza e Nietzsche che ne rivaluta le necessita'.
Platone afferma che la vera natura umana si identifica con l'anima, la parte migliore dell'umano; il corpo, al contrario, con la sua parte deteriore. Addirittura, nel "Gorgia", Platone afferma che il corpo (sóma) e' per l'uomo una tomba (séma) dove l'anima viene ad essere collocata come se fosse un cadavere.
L'altra corrente che e' stata presa in considerazione, vede Spinoza come promotore di una visione che tende a riequilibrare l'importanza del corpo rispetto alla preponderanza dell'anima. "Nessuno sa cio' che puo' il corpo", dichiarazione emblematica di Spinoza che intende sottolineare l'ignoranza della tradizione occidentale di matrice platonica nei confronti della potenza e delle ragioni del corpo. Si tratta esplicitamente di una dichiarazione di ignoranza, ma di fatto di una provocazione verso quella tradizione che esalta la ragione come mezzo per dominare il corpo.
Il percorso continua attraverso alcune considerazioni presenti nella filosofia di Nietzsche e di quella contemporanea, approdando ad alcune esperienze dell'arte contemporanea, in particolare della cosiddetta body-art. Dopo aver presentato il concetto e la storia di questo genere di arte abbiamo proposto un incontro con due artisti del campo. Abbiamo cosi' cercato di promuovere un dialogo che attraversa diversi ambiti, dall'Antropologia alla Psicanalisi, cercando di riflettere sulla diffusione di alcune pratiche di modificazione corporea come l'uso dei tatuaggi e del pearcing, dal make-up al fenomeno del culturismo e della pubblicita'. Situazioni queste, seppur diverse, che vedono il corpo come incarnazione di un certo tipo di modello stereotipato.
Abbiamo cercato di comprenderne quindi alcune conseguenze che vanno dall'insorgere dei disturbi dell'alimentazione (come anoressia e bulimia), ai comportamenti devianti e alle diverse forme di svilimento della propria persona per mancanza di filtri critici e di accettazione passiva dei modelli pubblicitari. Il seminario in tal senso e' stato quindi concepito come spazio di un approfondimento e valorizzazione dello spirito e del corpo stesso in una dimensione ulteriore rispetto a quella della pubblicita' e dello spettacolo.

"Non c'e' esperienza del corpo, cosi' come non c'e' esperienza della liberta' del resto. Ma la liberta' stessa e' l'esperienza, e il corpo stesso e' l'esperienza: l'esposizione, l'aver-luogo". (D. Tarizzo su J.L. Nancy).

Gli incontri sul tema dell'immagine hanno proposto quattro movimenti:
  1. L'immagine, la passione e il pensiero della tradizione averroista
  2. Le tre estetiche di Lacan
  3. Warburg, "l'immagine insepolta e la scienza senza nome"
  4. Immagine e violenza (Nancy)
Il primo incontro e' stato incentrato sulla lettura e il commento di alcuni passi del trattato aristotelico sull'anima, e soprattutto del commento di Averroè e dei filosofi che si collegano alla sua tradizione, sviluppando le problematiche riguardanti il soggetto, l'immaginazione, la potenza, il pensiero, secondo la prima grande filosofia dell'immaginazione che la modernita' abbia prodotto.
Il secondo sulle cosiddette: "Tre estetiche di Lacan", dunque una visione dell'arte e dell'immagine nella Psicanalisi di Freud e del suo piu' geniale interprete, Lacan.
Il terzo incontro si e' incentrato su uno dei piu' grandi studiosi della storia dell'arte e delle immagini, Abi Warburg e della sua misconosciuta ma importante "Scienza senza nome".
Infine, la lettura e il commento di un densissimo saggio di Jean-Luc Nancy inerente il rapporto tra l'immagine e la violenza, tema di capitale importanza in un momento storico come quello attuale, caratterizzato da guerre e da conflitti di natura politica-economica ma anche di "piccole" violenze diffuse nella nostra societa' e nelle nostre scuole.
3ª Fase: Il percorso Arteterapeutico
Il lavoro a mediazione artistica ha voluto proporre la costruzione di un diario fotografico sul tema del corpo come metodo autobiografico ed espressivo. Gli alunni sono stati invitati a scattarsi una serie di fotografie, lavorando in coppia e facendosi aiutare dal compagno nella realizzazione delle stesse, con il compito di ritrarre proprie parti del corpo che servissero da metafora di proprie emozioni appartenenti a quella fase della vita o che rappresentassero se stesso nella propria particolare individualita'.
A partire anche dalla riflessione fatta precedentemente su alcuni autoritratti di pittori e fotografi in cui la bellezza stereotipa lasciava il passo ad una immagine del proprio corpo sfigurata, mutilata, esagerata nei particolari (esempio: fig.1 e fig.2), il compito prevedeva esplicitamente che i ragazzi si sforzassero di produrre non una loro immagine "sociale" che si presentasse cioe' il piu' perfetta possibile, bensi' di lavorare sulla bellezza interiore, sulla pregnanza emotiva della foto comunicata dal corpo ritratto.
L'utilizzo di alcune immagini di artisti che lavorano con la rappresentazione del corpo, che si presentano inusuali, molto forti e forse un po' inquietanti, sono servite a produrre una specie di shock estetico ed emotivo, uno straniamento che ha facilitato l'allontanamento dai canoni estetici imposti e la ricerca dell'espressione del proprio mondo interiore attraverso il mezzo fotografico.
Fig.1 Francis Bacon-Autoritratto
Il lavoro fotografico sul corpo e' servito cosi' anche ad introdurre il tema, particolarmente importante e delicato per l'eta' degli alunni, della bellezza soggettiva, cioe' non stereotipa e patinata come quelle delle immagini pubblicitarie, ma quella della vita vera, piena di difetti forse, ma anche carica di messaggi ed emotivita'.
I ragazzi si sono dimostrati molto interessati e suggestionati dal lavoro di scoperta e valorizzazione del proprio corpo, e hanno provato a non considerarlo come continuamente inadatto e mai perfetto rispetto ai canoni imposti, sentimenti diffusi tra i giovani studenti, ma ricco di senso e di sensi tra le pieghe della pelle.
Fig.2 Witkin
Contrariamente a quanto l'odierna era dell'immagine, nei suoi aspetti meno culturali e piu' mirati al profitto ci propone, cioe' il tentativo di rendere il corpo un prodotto commerciale e uniformato a canoni esterni, il lavoro sul proprio corpo veicola un messaggio di osservazione e accettazione di se' che molto ha a che fare con il sentimento di autoefficacia percepita ed empowerment.
Il risultato finale del lavoro e' stata la produzione di un diario autobiografico di immagini, di frammenti di immagini del corpo che nella loro particolare costruzione narrativa diventano specchio di emozioni inespresse, di bisogni nascosti, di difficolta' in atto, di risorse da utilizzare.
Il percorso terapeutico a mediazione artistica ha poi proposto un lavoro di espressione verbale, soprattutto poetica, che servisse a dar voce alle immagini scattate. Quest'ultima parte del lavoro ha accompagnato la fase piu' propriamente creativa dello scatto della foto, elaborando meglio un lavoro di consapevolezza sul proprio se' incarnato, sul proprio corpo come veicolo di messaggi al mondo.
Pubblicato sulla Rivista Nuove Arti Terapie (Nuova Associazione Europea per le Arti Terapie) N. 8 Anno II 2009

Bibliografia
  • Rossi O., "Narrazione creativa e disagio scolastico" INformazione Psicologia Psicoterapia n° 4 maggio - agosto 2000
  • Tarizzo D., "Il pensiero libero - la filosofia francese dopo lo strutturalismo" ed. Raffaello Cortina, 2003
  • Tolja J., Speciani F., "Pensare col corpo" ed. Zelig, 2000.
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