La scuola vuole offrire una Gestalt formativa (Perls-Simmons) ricca e complessa, estranea alle suggestioni cliniche e cognitivo-comportamentali,
saldamente radicata nella visione fenomenologica ed esistenziale del reale ed interamente aperta all'umanesimo psicologico degli ultimi
cinquanta anni (Maslow-Fromm).
Vuole inoltre testimoniare e raccontare storie, incanti, scoperte di uomini come noi che, attraverso la letteratura, il teatro, la filosofia,
le arti, il cinema hanno indicato mappe e riferimenti di attraversamento della vita e favorito un accesso al benessere senza per questo
identificarsi in automi o neuroni.
Si propone di trasformare gli psicoterapeuti stessi in testimoni, narratori ed esperti dell'ars curandi e di cambiare nuovamente queste fonti in agenti di conoscenza senza la sterile riduzione interpretativa condotta su schemi diagnostici predefiniti.
Gli psicoterapeuti della Gestalt mirano alla comprensione, non alla spiegazione del disagio esistenziale, cioe' a stimolare quelle
capacita' intuitive che sono alla base della conoscenza intesa come un atto unico, che chiamarono insight (visione interna).
Da questo punto di vista lo sfondo resta la psicologia della forma che con questo termine sottolineo' la percezione simultanea di una
configurazione globale significativa.
Caratteristica di questo tipo di conoscenza e' data da una comprensione nuova di relazioni che avviene immediatamente ed improvvisamente.
Essa puo' anche essere definita come una ristrutturazione del campo (Lewin) inteso come spazio vitale che contiene tutti quei fattori
psicologici che influenzano il comportamento dell'individuo in un dato tempo.
Il centro dell'attenzione formativa non sara' la malattia bensi' la salute ed il benessere.
La Gestalt che questa formazione intende promuovere mantiene le caratteristiche dell'interezza e della totalita'.
Non e' dunque una negazione della malattia e del disagio, ma e' un cambio della prospettiva.
La formazione conterra' un'antologia di saperi resi vivi ed attuali attraverso quelle espressioni alle quali i partecipanti
saranno chiamati in maniera attiva a rappresentare.
Un enorme patrimonio di conoscenza dell'uomo, infatti, e' stato accumulato in ambiti artistici, filosofici, storici, letterari o che attengono
al pensiero religioso.
La rappresentazione dell'uomo e della vicenda esistenziale non puo' limitarsi agli ultimi cento anni e trovare come unica riflessione soltanto
la produzione psicologica a partire da Freud e da Wundt.
Esistono, infatti, profondi conoscitori dell'animo umano e della natura dell'uomo, della sua psicologia, complessita' e destino, dagli antichi
filosofi greci, ai grandi drammaturghi di ogni epoca, ai narratori, ai poeti, od anche, in epoca piu' recente ai grandi maestri del cinema
contemporaneo.
Lo stesso Freud, che aveva imparato a conoscere i processi piu' intimi e remoti dell'anima scrive, in un memorabile saggio sulla
Gradiva di Jensen: "i poeti sono alleati preziosi e la loro testimonianza deve essere presa in attenta considerazione, giacche'
essi sanno in genere una quantita' di cose tra cielo e terra che il nostro sapere accademico neppure sospetta".
Questa Gestalt che intendiamo rappresentare rivela il desiderio di sviluppare una complessita' in una prospettiva squisitamente soggettiva.
La Psicoterapia della Gestalt concepisce il lavoro terapeutico come una opportunita' di sviluppare il vero Se' che emerge da quella riduzione significativa dei sentimenti di vergogna e perdita dell'amore per se stessi.
Il Se' nella visione umanistico-esistenziale e' anche stato considerato non una componente psichica, ma un processo di autorealizzazione.
Questo presuppone la conoscenza di se stessi e delle modalita' di interazione che possono promuovere un benessere al quale il paziente sembra aspirare.
La conoscenza che il terapeuta ha di se stesso consiste nella capacita' di essere nel campo (seduta), agire per ristrutturarlo individuando l'intenzionalita' della coscienza complessiva verso una meta realistica, quindi raggiungibile nel qui e ora.
E' la vita che deve entrare nella seduta che non puo' diventare una finzione o una danza di costruzioni fantasmatiche.
Garante del processo di unificazione deve restare il terapeuta che deve esserci per consentire al paziente di fare altrettanto e restare, come dice Perls, testimone oculare dell'evento nella sua interezza, complessita' e progettualita'.
Ogni seduta, in altri termini e' una forma, cioe' una Gestalt che dovra' chiudersi con un'esperienza di scoperta anche quando quest'ultima si riduce alla coscienza della impossibilita' che il processo possa esaurirsi nella stessa unita' di spazio e di tempo.
L'arte del terapeuta sara' quella di riuscire a dosare la quantita' delle soluzioni per sviluppare la ricchezza delle potenzialita' avvilite e penalizzate dalle rigidita' cognitive ed emotive.
La psicoterapia della Gestalt e' un crogiolo che riproduce nel qui e ora il magma della vita e che propone l'amore per tutto quello che e' vivo e animato e non un insieme di tecniche che dovrebbero produrre il cambiamento che puo' essere rappresentato dalla trasformazione della disposizione negativa verso la totalita'.
La formazione anticipera', attraverso l'esperienza diretta il desiderio di sviluppare una complessita' in una prospettiva squisitamente soggettiva che ha lo scopo di offrire una espansione in grado di nutrire gli allievi attraverso la scoperta della ricchezza dell'esistenza e l'apertura ai sentimenti, ai suoni alla gioia al dolore dell'uomo.
La formazione altresi' conserva l'ambizione a cambiare la disposizione comune verso la conoscenza psicologica (come sosteneva Perls) e a farne strumento di autosostegno e autoconoscenza nell'attraversamento della vita e non solo interpretazione e teorizzazione, nel quale la comprensione possa essere alla portata di "un profano intelligente".
Scrive Perls: "L'uomo moderno vive in uno stato di bassa vitalita'.
Benche' in genere non soffra profondamente, conosce ben poco della vera vita creativa.
In compenso, e' divenuto un automa pieno di angosce.
Il mondo gli offre moltissime opportunita' di accrescimento e godimento, ma lui girovaga senza meta, senza sapere cosa desidera realmente e
quindi completamente incapace di immaginare come ottenerlo.
Non si accinge all'avventura della vita con entusiasmo e tanto meno con ardore.
Sembra credere che il momento del divertimento, del piacere,
della crescita e dell'apprendimento, sia l'infanzia e la giovinezza, e abdica alla vita stessa quando raggiunge la maturita'.
Fa finta di essere impegnato, ma la sua espressione facciale indica la mancanza di qualunque interesse reale.
Di solito e' impassibile, annoiato, distaccato o irritato. Sembra aver perso ogni spontaneita', ogni capacita' di sentire e di esprimersi
direttamente e in modo creativo.
E' bravissimo a parlare dei suoi guai e del tutto incapace di tener loro testa.
Ha ridotto la vita stessa a una serie di esercizi verbali e intellettuali; si annega in un mare di parole.
Al processo del vivere ha sostituito le spiegazioni psichiatriche e pseudopsichiatriche della vita.
Passa un tempo infinito a cercare di riafferrare il passato o di plasmare il futuro.
Le sue attivita' attuali sono semplicemente compiti fastidiosi di cui deve sbarazzarsi".
E piu' avanti "... giustifichiamo la nostra attuale infelicita' in base alle nostre esperienze passate, e sguazziamo nella nostra miseria.
Usiamo la nostra conoscenza dell'uomo come pretesto per un comportamento autodistruttivo e socialmente distruttivo ... La meta di queste
scienze (psicologia e psichiatria) non e' semplicemente quella di offrire spiegazioni del comportamento, bensi' quella di aiutarci a raggiungere
l'autoconoscenza, la soddisfazione e l'autosostegno".
Questa liberta' tuttavia e' saldamente fondata su postulati che non possono essere artificialmente trasformati per soddisfare bisogni ecumenici
e nascondere conflitti latenti.
Intendiamo riferirci ai cosiddetti tentativi di integrazione che mirano ad organizzare configurazioni confuse dal punto di vista della
teoria e del metodo.
In particolare ci rivolgiamo ai quei formatori che hanno inteso parlare di Gestalt integrata ignorando il postulato secondo il quale la
Gestalt e' gia integrazione.
Una psicologia veramente formativa dovrebbe mobilitare le risorse individuali, non riducendole soltanto ad attivita' intellettuali,
dovrebbe recuperare il pensiero circolare, la creativita', l'intuizione, il linguaggio allegorico, l'immaginazione, il paradosso, l'attitudine
al cambiamento, il desiderio di rappresentare il mondo a partire dalla propria soggettivita'.
La ricerca della conoscenza psicologica andrebbe trasmessa come una straordinaria possibilita' di nutrimento dell'anima e i libri
contenere un linguaggio adeguato non isterilito nel gergo dell'esclusione e mantenere quella vitalita' che si addice a chi vuole, come un
navigatore, orientarsi nel mare della vita.
